Tra XVI e XVII secolo furono ricostruiti all’interno delle mura alcuni edifici abbattuti a colpi d’artiglieria per volere del comandante di guarnigione veneziano Andrea Gritti, nell’aprile del 1528. La duecentesca chiesa domenicana di Santa Maria della Nova era stata rasa al suolo. La maestosa facciata del tempio domenicano accoglie tra lesene e cornici ricercati intagli e preziose immagini scolpite. Il rosone risalta per il ricamo di eco romanica. Nel timpano troneggia il gruppo scultoreo della Madonna in trono col Bambino, attribuito a Stefano da Putignano, proveniente dal precedente edificio. L’occhio è guidato lungo l’asse verticale a completare il tema cristologico con i gruppi scultorei della Passione e della Resurrezione. Al di sopra del rosone si staglia la figura di san Domenico benedicente, mentre ai lati della facciata sono collocate le statue delle Virtù teologali della Fortezza e della Temperanza. L’interno manifesta chiaramente l’influenza della cultura salentina nel tardo Cinquecento nell’impostazione e nella decorazione. Le cappelle laterali si devono alla committenza di famiglie aristocratiche tra Cinquecento e Seicento. Il pregevolissimo dipinto raffigurante San Pietro Martire di Giovanni Bellini fu commissionato per Santa Maria della Nova da un magistrato cittadino. L’opera è attualmente esposta presso la Pinacoteca Provinciale di Bari. Altra opera importante un tempo situata nella chiesa – oggi allocata presso il museo diocesano – è il Miracolo di Soriano di Iacopo Palma il Giovane, che mette in risalto l’influenza di Venezia e dei veneti sulla città levantina. Nella cappella del Rosario di Mauro Manieri è collocata La Madonna del Rosario tra San Domenico e Santa Caterina del Cennatiempo. Una gradevole nota settecentesca è introdotta dagli altari in marmi policromi di matrice napoletana.

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