A Gallipoli tutti i vicoli portano alla riviera ma tutti quei vicoli e stradine tessono la tela di bellezza della città, il suo divenire storico attraverso balconi, palazzi, icone e frantoi.

  • Ponte secentesco: l’ingresso al centro storico avviene attraverso un ponte progettato nel 1601, in occasione del distacco del Rivellino dal Castello, e realizzato tra il 1603 ed il 1607. Ad oggi risulta poco del progetto originario a causa di modifiche necessarie occorse negli anni ’30 a causa delle nuove esigenze del traffico urbano.
  • Mercato Coperto: Nella seconda metà del XIX sec. il mercato coperto era luogo di riferimento, non solo commerciale, ma anche sociale e culturale del tessuto urbano. Il mercato coperto fu realizzato nel 1892 sul fossato del castello, dove erano presenti due grossi piiloni con archi di ponte di accesso al Castello. Operativo sino agli anni ’80, è stato recuperato nel 2012 e rappresenta un luogo di cultura e aggregazione per la realizzazione di eventi e manifestazioni.
  • Palazzo Balsamo – ristrutturato ed ampliato nel XVIII sec. su di un originario impianto cinquecentesco , di cui sopravvive un ampio portale catalano-durazzesco. Appartenuto ai baroni Balsamo, sviluppa il suo prospetto finestrato lungo l’asse viario che collega il Duomo con il castello, prospicente il palazzo del seminario. La particolare prospettiva visuale rappresenta uno degli scorci più riconosciuti del centro storico di Gallipoli.
  • Palazzo Romito – eretto dalla famiglia napoletana dei Romito, attorno al 1760, sull’ampio slargo di Palazzo Venneri, è passato nel 1800 alla famiglia Senape-De Pace. L’architettura del palazzo tradisce, grazie all’inserimento di quattro mezzi busti tra i frontoni semi archiviati delle porte del piano basso e al sommo delle colonne, un intervento diretto dell’architetto leccese Emanuela Manieri, già noto per aver realizzato il palazzo vescovile di Lecce.
  • Frantoi ipogei – la storia di Gallipoli è legata alla luce, quella del sole che riscalda e illumina il suo mare e le sue case e quella della luce dell’olio. Sin dal XVI secolo, Gallipoli era ritenuta la piazza principale di esportazione di olio di oliva del Regno di Napoli. L’olio di Gallipoli era particolarmente richiesto dai mercati del Regno e di tutta Europa e si vendeva ad un prezzo superiore agli altri. Ad oggi, è possibile scoprire l’intero percorso di lavorazione dell’olio grazie alla visita a due frantoi ipogei (sotterranei) presenti nel centro storico della città. Il primo frantoio ha ingresso da Via A. De Pace (Palazzo Granafei), di fronte al locale museo, ed il secondo in Via Angeli al di sotto del Palazzo Briganti. Si estendono nel sottosuolo per circa 200mq, sono completamente restaurati ed aperti al pubblico, al cui interno sono stati ricostruiti alcuni torchi alla calabrese (a due vitoni) mentre è presente un originale torchio alla genovese (a vitone unico) e alcune presse del XIX sec. Altri frantoi visitabili sono ubicati in via Ospedale Vecchio, vi a S. Maria, Via Antonio De Pace.
  • Santuario Del Canneto, riedificato bel 1696 sulla base di una vecchia chiesa, è un gioiello di architettura barocca e imita all’interno le decorazioni lapidee della Chiesa Cattedrale. Al suo interno conserva pregevoli dipinti del XVII e XVIII secolo, nel presbiterio era conservata la statua lapidea di S. Nicola, oggi custodita nel Museo Diocesano. Notevole il controsoffitto a lacunari dei primi del ‘700 che esibisce al centro l’immagine dipinta sul legno della Madonna del Canneti da un originale in tela che si conserva in ovale sull’abside. Tempio caro alla memoria dei gallipolini che nella piazza antistante usavano praticare una fiera in luglio, in occasione della Festa della Madonna del Canneto.
  • Oratorio di Santa Maria della Purità – La congregazione intitolata a Maria SS.ma della Purità risulta eretta tra il 1662 ed il 1665 sulle regole dettate dallo stesso Mons. Montoya, con affiliati gli appartenenti al ceto dei “bastasi” ossia gli scaricatori del porto. Furono gli anni dell’oratorio a navata unica, con cantoria in muratura sul contro-prospetto, mentre in seguito fu rimaneggiato con la costruzione di un altare marmoreo e la cantoria a lato con organo. L’interno riccamente decorato, ad opera di numerosi artisti, fanno oggi di questo Oratorio il simbolo, con la cattedrale, di un barocco alla gallipolina che ebbe modo di esprimersi nella più vasta e coinvolgente esperienza barocca salentina, esaltando la pietra leccese, gli intagli in legno, la decorazione pittorica, i marmi e le maioliche. Sull’altare si ammira il bel dipinto della Madonna della Purità realizzato dal napoletano Luca Giordano.
  • Case a corte – tipiche del territorio salentino in generale, in Gallipoli le case a corte costituiscono un unicum particolare, poiché la loro costruzione si è adatta alla superficie dell’isolotto e, pertanto, si sono sviluppare in altezza. La corte, difatti, rappresentava il luogo socializzante, fonte di aria e luce che su di essa si affacciano. Ogni corte presenta ballatoi, porte, balconi, arcate e scale che portano ai piani superiori, sino alla “turre”, i terrazzi mente i piani terra erano adibiti, un tempo a stallo o botteghe. Alcune corti erano impreziosite da una balconato il “mignano” un balcone appena sporgente e chiuso da due parapetti, costituente un ottimo punto di osservazione per l’esterno.

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