La Cattedrale di San Sabino è uno dei maggiori esempi di romanico pugliese, edificata fra il XII e il XIII secolo sulle rovine del Duomo bizantino distrutto dal normanno Guglielmo il Malo.
La struttura presenta una facciata in luminosa pietra calcarea, ornata da archetti, lesene e un rosone dalla ghiera istoriata ornato con figure grottesche ed esseri fantastici e da una serie di monofore e una bifora. L’interno a tre navate divise da colonne, spogliato dagli stucchi barocchi all’inizio del Novecento, appare solenne e armonioso, sobriamente decorato da elementi scolpiti nel calcare a vista. Lungo il fianco c’è una lunga galleria di archi e la trulla, un edificio circolare a lungo considerato l’antico battistero e dal XVII sec. adibito a sagrestia. La cripta, collocata al di sotto del transetto, come tutta la cattedrale venne rivisitata in chiave barocca nel 1738 ad opera dell’architetto Domenico Antonio Vaccaro su commissione dell’Arcivescovo Muzio Gaeta.
Nella cripta sono custodite le reliquie di S. Sabino e la tavola della Vergine dell’Odegitria, che la tradizione vuole dipinta da S. Luca.
Ogni anno il 21 giugno si ripete la magia della luce che filtrando dal rosone, ne proietta all’interno la sua ombra.

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