A Gallipoli, come in molte parti del Sud, le tradizioni scandiscono lo scorrere del tempo, in un ciclo di devozione e cultura che anima il territorio. Le tradizioni di Gallipoli possono essere racchiuse in quattro cicli calendariali: del fuoco purificatore e della gozzoviglia, a partire dal falò di S. Antonio Abate al martedì grasso; della penitenza e della resurrezione, dal mercoledì delle ceneri alla Pasqua con i riti della Settimana Santa; della spensierata vacanza, dalla fiera del Canneto alla festa di Santa Cristina, con la cuccagna a mare, le luminarie del Carmine, Del Sacro Cuore e di San Luigi; dell’aspettazione, con la pastorale che scandisce e tappe di avvicinamento al Natale nelle vigilie di Santa Cecilia, Sant’Andrea, Immacolata e Santa Lucia.

  • CARNEVALE DEI FALÒ E DEL MARTEDÌ GRASSO – Antichissima tradizione, documentata in atti e documenti del ‘700 che affonda le radici in epoca medievale, vissuto ancora in continua osmosi tra paganesimo e cristianesimo, tra fervore naturalistico e religiosità popolare intensamente vissuta. La maschera tradizionale del popolo è “lu Tidoru” (Teodoro), giovane soldato gallipolino, trattenuto lontano da casa con grande dolore della madre “La Caremma” che chiese l’intercessione divina per farlo tornare in tempo per Carnevale. Dio concesse una proroga di due giorni (i giorni della vecchia) ai festeggiamenti del Carnevale, consentendo a Teodoro il rientro in Patria. Preso dalla gozzoviglia, Teodoro si ingozzò di salsicce e polpette, tanto da rimanerne soffocato e morendo insieme al Carnevale. Da questa narrazione nasce la tradizione “te lu carru ti lu Tidoru” che girava nelle vie del centro storico e che continua la sua tradizionale presenza negli anni. A partire dal 1954 la costituita ”Associazione Turistica Pro Gallipoli” avviò la tradizionale sfilata di carri allegorici in cartapesta che negli anni accrebbe il proprio successo sino a divenire nota a livello nazionale ed oltre, conquistando il ruolo di evento di punta del Carnevale nel Salento. La maestrìa nella costruzione dei carri in cartapesta, la pungente satira e la sensibilizzazione continuano ad animare i fantastici carri allegorici che, date le imponenti dimensioni, sfilano nell’arteria principale del Borgo Nuovo.
  • SETTIMANA SANTA (Pasqua) – i riti della passione e morte di Gesù Cristo sono fortemente sentiti dalla città di Gallipoli, la cui sentita devozione si scandisce in diversi momenti della settimana santa:
    – La Sacra Sindone, copia liturgicamente autentica a quella di Torino, è pervenuta nel Duomo di Gallipoli per dono del Vescovo di Gallipoli, Quintero Ortis; viene esposta il giorno del venerdì santo;
    – Il Venerdì dell’Addolorata, nella settimana precedente a quella Santa, si vivono i dolori di Maria in una solenne processione a cura della Frottola, un oratorio sacro di musica leggera e grande orchestra, a quattro voci e coro di voci bianche.
    – I Sepolcri, per il giovedì santo vengono allestiti nelle chiese i “Sepolcri” ossia l’Eucarestia, che viene adorata con un allestimento diverso ogni anno, ricco di piante, grano germogliato, candele ed immagini significative. Ogni confraternita effettua la propria visita autonoma, preceduta dalla propria insegna, dalla croce dei misteri, dalla “trozzola” e dal suono di tamburo.
    – La Processione dei misteri, le confraternite del Crocefisso e degli Angeli, organizzano nel pomeriggio del venerdì santo la processione di Cristo Morto, accompagnato dalle statue della Passione e dalla Madonna Addolorata che chiude il corte. La banda accompagna tutto il tragitto con solenni marce funebri rendendo ancor più coinvolgente la partecipazione popolare;
    – La processione della Desolata, organizzata dalla Confraternita della Purità, è una commovente e pia processione del Cristo morto e della Madonna Desolata che si svolge all’alba del Sabato Santo. La statua del Cristo Morto, in cartapesta del XIX sec, è inserita in una artistica bara in legno dorato, realizzata in stile barocco salentino. La Statua della Desolata è un unicum nelle statue in cartapesta, lavorata con i canoni del Maccagnani e umanizzata da una fluente capigliatura femminile e selvaggia, a dimostrazione dello straziante dolore.
  • FESTA DI SANTA CRISTINA (23-25 luglio) – celebrazione civile e religiosa della Patrona della Città, è sicuramente la festa più importante della città. Secondo la tradizione, Santa Cristina liberò Gallipoli da una terribile epidemia di colera, che nel 1867 causò centinaia e centinaia di morti. Nella Chiesa della Purità è possibile ammirare una bellissima statua in cartapesta che raffigura la Santa, legata a un albero e trafitta da frecce, con un cagnolino ai suoi piedi. Stando sempre alla fantasia popolare, pare che questo cagnolino sia scomparso dal piedistallo della statua, durante l’epidemia, per riapparire a contagio cessato. La festa, particolarmente suggestiva grazie alle meravigliose luminarie che addobbano Corso Roma, inizia la mattina del 23 luglio con lo sparo dei fuochi a salve mentre nel tardo pomeriggio, al porto di Gallipoli, la statua di Santa Cristina viene posizionata su un peschereccio e portata in processione nel mare. Qui avviene la benedizione delle acque del porto, con la partecipazione di tutti i pescatori locali, essendo Santa Cristina anche la protettrice dei pescatori. Dopo la processione in mare, la statua prosegue la sua sfilata per le strade del centro cittadino, accolta dalla devozione dei cittadini. Al termine si da inizio ai festeggiamenti serali, con luci, musica e bancarelle. Nei pressi della Chiesa del Sacro Cuore, viene allestita una “Cassarmonica”, cupola di luminarie, che va ad ospitare il famoso concerto bandistico. La festa prosegue per tre giorni e riscuote ogni anno un grande successo, attirando non solo la popolazione locale ma anche quella limitrofa, ed ammaliando come sempre, anche i numerosi visitatori e turisti di passaggio.

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